Per una sessualità consapevole, anche a scuola

Apprendiamo con sconcerto la mozione, all’indirizzo dell’Amministrazione comunale, proposta da Manif pour Tous, Movimento per la Vita, Centro aiuto alla Vita, Agesc e Laboratorio Cristiano Sociale per garantire la festa della famiglia naturale e contrastare l’educazione all’affettività e alla sessualità proposta nelle scuole.

Il contesto scolastico è la fucina in cui la sperimentazione delle studentesse e degli studenti, in ambito relazione è fondamentale. Sia essa con i pari, sia essa con le figure educative, come insegnanti e personale ata. Ma anche il luogo di produzione e riproduzione delle identità sessuali: ogni studentessa e studente si confronta con modelli di genere fortemente normati e resi complementari.
Le linee guida dell’OMS ravvisano l’importanza di inserire come materia curricolare l’educazione alla sessualità, rendendo attivi tutti i soggetti facenti parte del sistema scuola. E quindi, anche includendo genitori, docente e personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Perché la sessualità sia trattata sia in termini fisici e biologici, sia in termini relazionali ed emozionali.

ArciLesbica Queerquilia da anni è invitata nelle scuole secondarie di secondo grado ad incontrare ragazze e ragazzi. E con loro trattare temi quali omosessualità e transessualità, coming out e prevaricazione.
Auspichiamo che non si fermino le proposte educative volte in tal senso. Dal nostro punto di vista, la possibilità di accesso da parte di tutte e tutti ad una maggiore comprensione delle differenti sfaccettature di cui è costruita la sessualità, può far cadere il velo di vergogna e tabù che spesso si riscontra. Altresì, può favorire un tessuto includente, che promuova azioni positive di contrasto alle forme di discriminazione basate sul genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale.

L’ordine degli psicologi, nel loro comunicato stampa del 19 luglio 2011, ha sottolineato che“l’omosessualità non è una malattia da curare, né un orientamento sessuale da modificare: affermare il contrario è una informazione scientificamente priva di fondamento e foriera di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale.”. E, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’omosessualità è da considerarsi “una variante naturale del comportamento umano.”

Il Direttivo

ArciLesbica Queerquilia

Treviso, 21 luglio 2014





Udu Venezia e Rete Studenti Medi Venezia-Mestre organizzano in Piazza Ferretto a Mestre il flash mob "Che nessuna resti sola" sabato 19 luglio.

La Regione Veneto annuncia di voler dimezzare i fondi per prevenire e contrastare la violenza sulle Donne: per l’anno 2014 saranno previsti 200.000 euro a fronte dei 400.000 stanziati per l’anno 2013 utilizzati, per la prima volta, per finanziare 16 progetti territoriali (circa due per ogni Provincia) che hanno contribuito a sostenere i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio della nostra regione.

Decidere di dimezzare i fondi significa non poter dare continuità al lavoro attivato nei territori e non poter estendere i servizi e le accoglienze per le Donne vittime di violenza in tutto il Veneto. I Centri Antiviolenza sono luoghi fondamentali, che costruiscono percorsi insieme alle Donne che ad essi si rivolgono e che lavorano per riaffermarne la dignità, l’autodeterminazione, la forza e i diritti, denunciando le cause che sottraggono loro potere e indipendenza.

E’ un fatto che non possiamo né ignorare né accettare: come Unione degli Universitari di Padova, Venezia, Verona e Rete degli Studenti Medi del Veneto manifestiamo il nostro totale dissenso, condannando tale presa di posizione della Regione unendoci alla richiesta, già avanzata, di ripristinare almeno lo stesso finanziamento del 2013. Auspichiamo inoltre venga attuata una programmazione seria che permetta di avere certezze sulla disponibilità di risorse e sulla gestione delle stesse.Non possiamo che appoggiare quanto espresso da parte del Coordinamento dei Centri Antiviolenza Veneto nella lettera indirizzata alla Regione Veneto, nella quale si chiede espressamente di rivedere quanto deliberato in merito al sostegno finanziario relativo alle attività previste dalla Legge Regionale in materia di violenza sulle Donne. È necessario che la politica dia un ulteriore segnale di attenzione e di un impegno concreto, teso a sostenere l’operatività e il sistema degli interventi, non più procrastinabili.
Nel 2013 quando la Regione approvava la Legge 5/2013 e il Governo italiano ratificava la Convenzione di Istanbul, nelle Scuole e nelle Università partiva la nostra campagna “Femminicidio: mettici la faccia”, a poco a poco diffusasi a macchia d’olio, arrivando a coinvolgere l’intero Paese e ricevendo numerosissimi consensi dal mondo della politica, ma non solo.

Chiediamo alla Regione Veneto che ascolti i numerosi appelli compresa l’opinione studentesca che sul tema è sempre stata viva e presente, perché per costruire una società migliore, inclusiva, lontana da ogni forma di violenza e discriminazione, bisogna ripartire dalla Scuola e dall'Università, educando e sensibilizzando i cittadini del domani.

La violenza sulle donne non si dimezza

Apprendiamo con sconcerto la decisione della Regione Veneto di dimezzare i fondi destinati al finanziamento dei centri anti violenza e dei rifugi per le donne. 
Gli enti locali e le associazioni, che favoriscono la tutela e la promozione delle donne, non possono rimanere da soli a combattere una battaglia difficile. La violenza sulle donne, sia essa fisica o psicologica, non è semplicemente un fatto, ma una drammatica situazione che preclude alle donne la possibilità di autodeterminarsi, rimanendo così invischiate nel gioco di potere di stampo maschilista. 
Crediamo che ci sia la necessità di rendere i servizi sempre più attivi e capillari nei nostri territori, anche con l’aiuto delle sovvenzioni pubbliche che non possono essere così facilmente riallocate. 
La Regione Veneto, infine, dimostra ancora una volta la sua insensibilità rispetto alla promozione dei diritti e della parità di genere.

Il Direttivo
ArciLesbica Queerquilia  

Treviso, 13 luglio 2014 





Venerdì 18 luglio ArciLesbica Queerquilia è al Padova Pride Village


ArciLesbica Queerquilia invita socie e simpatizzanti venerdì 18 luglio al Padova Pride Village in occasione dell'evento:


Cosa succede quando muore una/un componente di una coppia omosessuale?
Piccoli strumenti per essere preparati ad affrontare il lutto LGBT.
Relatrici: Alberta Xodo, psicologa e psicoterapeuta e Stefania Guglielmi, avvocata responsabile giuridica per ArciLesbica Nazionale.

L'evento avrà inizio alle ore 21.00 e sarà tradotto in LIS.

Sarà un'occasione per stare ancora una volta insieme prima delle ferie estive del circolo!

Vi aspettiamo numerose!